Fondazione dell'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Catania

Un’app che chiama i soccorsi in caso di arresto cardiaco

18 marzo 2020
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Lo sviluppo tecnologico e l’innovazione nel campo degli smartphone hanno reso disponibile a tutto il mondo centinaia di migliaia di applicazioni, alcune utili altre meno.
Il comitato internazionale Ilcor (International Liaison Committee on Resuscitation) attraverso una revisione scientifica, ha consigliato l’utilizzo di app in grado di comunicare a eventuali soccorritori nei paraggi la presenza di una persona colta da arresto cardiaco.

È importante capire chi sono i soggetti che possono intervenire in caso di arresto cardiaco. Le notifiche di arresto, infatti, non sono inviate soltanto ai professionisti.
Secondo la revisione del comitato internazionale Ilcor, anche chi ha conseguito l’attestato a corsi di primo soccorso deve essere incluso tra i destinatari di avviso.
I soccorritori chiamati “laici” si uniscono ai professionisti (fuori servizio), tra coloro in grado di intervenire in caso di emergenza.

Questa scelta è stata presa perché quando si tratta di soccorrere una persona colpita da arresto cardiaco, la tempestività gioca un ruolo importantissimo.
Le linee guida internazionali indicano 5 minuti come soglia massima per intervenire in caso di arresto cardiaco.
Il benestare del comitato nell’inclusione di soccorritori non professionisti è una svolta che potrebbe aiutare tantissime persone.

In Italia il progetto più vicino a tale iniziativa, è stato sviluppato in Emilia Romagna con l’app “DAE RespondER” che traccia e monitora il funzionamento dei defibrillatori in zona.
L’app è collegata alle 3 centrali operative del 118 in Emilia-Romagna e a tutti gli utenti registrati. L’addestramento base di primo soccorso non è necessario per ricevere le notifiche. Anche chi non è addestrato può, infatti, intervenire (se la centrale 118 ne chiede l’impiego), seguendo le istruzioni telefonicamente, per effettuare le manovre di rianimazione cardiopolmonare.

Un’iniziativa che ha già dato i primi risultati positivi, nel 19% dei casi, infatti, i “First Responder” sono arrivati prima del personale medico del 118.


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