Fondazione dell'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Catania

Scoperta la proteina che protegge le sinapsi cerebrali

5 agosto 2020
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Recentemente, su Nature Neuroscience, è stata pubblicata una notizia davvero interessante per il mondo della medicina.

Gli scienziati del Centro di Scienze Sanitarie dell’Università del Texas hanno scoperto una classe ben definita di proteine che protegge le sinapsi cerebrali.

Le sinapsi cerebrali, nello specifico, rappresentano delle strutture che consentono agli impulsi elettrici di passare da un neurone ad un altro.

L’esperimento in Texas, fino ad oggi, è stato condotto su cavie da laboratorio ma ha dato risultati che fanno ben sperare.

Se questo approccio, infatti, dovesse essere confermato anche nelle successive fasi della ricerca, l’aumento del numero di queste proteine potrebbe tradursi in una innovativa terapia per contrastare malattie come il morbo di Alzheimer e la schizofrenia.

Nella prima, la perdita delle sinapsi causa i problemi di memoria; nella seconda, invece, diversi disturbi, come allucinazioni o deficit cognitivi.

“Le proteine del sistema del complemento sono depositate sulle sinapsi – ha spiegato Gek-Ming Sia, a capo del gruppo di ricercatori – durante la fase dello sviluppo agiscono come segnali che invitano le cellule immunitarie (chiamate macrofagi) a venire a mangiare le sinapsi in eccesso.

Abbiamo scoperto proteine che inibiscono questa funzione ed agiscono essenzialmente come segnali in grado di dire “‘non mangiarmi”, per proteggere le sinapsi dall’eliminazione”.

“Proprio durante la fase dello sviluppo – continua Gek-Ming Sia – le sinapsi vengono prodotte in eccesso. Tra i 12 e i 16 anni ce n’è il maggior numero e da allora e fino a circa i 20 anni, c’è una loro eliminazione netta. Negli adulti, i numeri delle sinapsi sono stabili: la loro eliminazione e la loro formazione si bilanciano”.

In alcune malattie neurologiche, come l’Alzheimer, è il cervello, invece, che inizia a produrre in eccesso quelle proteine che portano poi ad un’eccessiva perdita di sinapsi.

Ecco perché la scoperta del gruppo di ricercatori americani potrebbe rappresentare una svolta significativa nel campo della medicina.

(Fonte: La Repubblica Salute)


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