Fondazione dell'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Catania

Il lockdown ha davvero aumentato la sedentarietà

5 giugno 2020
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Se l’emergenza sanitaria rimane al primo posto per ordine d’importanza, non è però da sottovalutare la riduzione dell’attività fisica durante il lockdown.

Nel mondo c’è un gran numero di persone che soffre di malattie croniche legate ad obesità, ipertensione, sovrappeso e depressione.

A dimostrazione di questa tesi c’è l’indagine condotta da un team composto da diversi ricercatori dell’Università College di Londra, della London School of Hygiene & Tropical Medicine (LSHTM) e dell’Università di Bath, disponibile come preprint sulla piattaforma medRxiv.

Dal 6 al 22 aprile, infatti, un campione di 5800 britannici (dai 20 anni in su) ha risposto, attraverso un questionario online, a domande come, ad esempio, “Prima dell’inizio dell’epidemia, che tipo di esercizio fisico facevi regolarmente?”.

Gli intervistati, inoltre, hanno potuto esprimere quale attività (con relativa intensità) stessero svolgendo durante il lockdown.

Se il 60% ha affermato di non aver stravolto più di tanto il proprio impegno, il 40%, al contrario, ha dichiarato come l’attività fisica si sia ridotta drasticamente.

E proprio a quest’ultimo segmento di campione appartengono persone che rischierebbero di aggravare la propria prognosi in caso di esposizione al Covid-19.

Come ha affermato la responsabile del lavoro Nina Rogers ai giornalisti de La Stampa: “Bassi livelli di attività fisica espongono gli adulti a un maggior rischio di malattie croniche come obesità, malattie cardiovascolari e ictus, che sono anche potenziali fattori di rischio per complicanze più gravi in caso di Covid-19”.

“A preoccupare è il fatto che, nel medio e lungo periodo, i vari blocchi possano portare a periodi prolungati di bassa attività fisica che potrebbero far aumentare la fascia di popolazione più vulnerabile a gravi complicanze da Covid-19”.

In relazione ad una eventuale futura ondata epidemica, Chrissy Roberts, anche lui nel team di ricercatori britannici, ha aggiunto: “Potremmo vedere cicli stagionali di Covid-19, come con l’influenza. Se è così, allora dobbiamo iniziare a pensare di proteggere le persone da questa epidemia di Covid-19 o da quella che potrebbe venire il prossimo anno. Se ora una persona si sente a rischio e riduce la propria attività fisica, ciò potrebbe spingere verso lo sviluppo degli stessi fattori di rischio che la renderebbe vulnerabile a gravi complicanze da Covid-19 nelle successive ondate epidemiche”.
(La Stampa)


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